A 130
CENTIMETRI DAL SUOLO
CON LA PAURA
DI CADERE
(Gloria)
Oggi
fa freddo, la neve è caduta stanotte,
ma
non abbastanza da sbiancare come avrei voluto io,
non
abbastanza da riuscire ad appallottolarla fra le mie mani
e
provare a lanciarla lontana contro il niente.
La
mia giornata deve iniziare come tutte le altre già trascorse,
nessuna
variazione da apportare a causa del clima
che
ha dato solo fastidio per il ghiaccio lasciato
senza
alcuna importante soddisfazione attesa.
Che
cosa avrei fatto poi con quella neve?
L’avrei
pestata con i piedi, l’avrei schiacciata con le mani,
avrei sentito freddo, con le dita rintizzite e
rosse
come
le mie guance paonazze e il naso che
forse cola un po’.
Dal mio cappello sempre troppo stretto
i
capelli sarebbero continuati a scivolare disordinati fuori
regalandomi
la solita aria scomposta e poco curata
alla
quale io non avrei badato,
ma
che mi avrebbe assillato alle critiche di chi vicino
non
avrebbe fatto altro che continuare a ricordarmelo.
Eppure
avrei così desiderato quella neve,
proprio
come continuavo a desiderare il niente,
il
ghiaccio che si scioglie fra le mani e non rimane,
lascia
le dita bagnate per un po’ e poi sul sorriso ingenuo e sciocco
di
chi come me in quel momento percepisce il gelo
con
una immotivata felicità del momento,
mi
sarei sbrigata ad asciugarle,
magari
stringendole forte per qualche secondo fra le gambe.
Avrei
riso per niente, non era niente …
a
parte libertà di quell’istante.
Non
so bene cosa sia la libertà:
è
una parola che conosco e che forse associo alla mancanza di conflitti e guerre.
Sì,
quando non c’è la guerra sono libera,
fortuna
che nel mio paese non c’è la guerra delle armi,
non
scoppiano le bombe, le persone non muoiono di fame e terrore.
Allora
ho la libertà e sono serena.
Questo
è quello che ho imparato, quello che mi hanno insegnato.
Qualche
volta, dal tavolo della cucina,
seduta
con lo sguardo rivolto alla finestra
e
contro la porta che dà sulla sala
e
da dove la televisione parla e che io non riesco a guardare,
mi
perdo nel panorama esterno.
Guardo
le luci e immagino le ore della giornata,
controllo
il tempo, il vento e il sole dai riflessi
e
dalla danza delle foglie degli allori della vicina,
sempre
più verdi delle nostre proprio come nel proverbio.
Lontano
lontano qualche macchina cammina
ma
non troppo veloce sulla strada bordata dalle campagne di dove vivo,
curate
e coltivate a dovere e con attenzione.
Il
cielo poi termina il quadro,
con
la fantasia delle nuvole ogni giorno diverse all’orizzonte
che
sembra mi facciano ammirare qualcosa di nuovo
e
da scoprire continuamente.
Marina Midei

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